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Ordine: si è dimesso da presidente nazionale Enzo Iacopino

Il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, si è dimesso dal suo incarico. La notizia è stata data poco fa dall’Ansa. Questo il testo diramato dall’agenzia:

enzo-iacopino++ Iacopino si dimette da presidente Ordine Giornalisti ++
‘Ho deciso un anno fa di lasciare dopo la legge sull’editoria’
(ANSA) - ROMA, 16 MAR - Il presidente dell’Ordine dei Giornalisti Enzo Iacopino si e’ dimesso. La decisione e’ stata comunicata questa mattina al termine del Consiglio. “Considero concluso il mio mandato - spiega all’ANSA - Era una decisione presa quasi un anno fa: volevo completare il percorso della legge sull’editoria, ora siamo alla fase del decreto attuativo”.
Sara’ il vicepresidente Santino Franchina a prendere l’interim e a convocare entro 15 giorni il Consiglio per l’elezione del nuovo presidente. (ANSA).

(ANSA) - ROMA, 16 MAR - Iacopino ha spiegato che “le dimissioni saranno effettive dopo aver espletato alcuni adempimenti”, probabilmente entro lunedi’. “Considero chiuso il mio mandato - ha aggiunto - ci sono colleghi che sapranno gestire egregiamente l’impegno necessario”.

Formazione giornalisti: nella rete della “black list” dell’Ordine nazionale, come chiedere la rimozione

formazione1Come era facile prevedere e come il buon senso avrebbe suggerito di temere, la rete della “black list” decisa dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nella quale vanno a finire tutti coloro che risultano assenti anche solo a un evento formativo al quale si erano prenotati, sta facendo parecchie vittime. E la cosa, oltre che ad arrecare parecchio disagio ai colleghi che occasionalmente e per motivi indipendenti dalla loro volontà saltano anche un solo appuntamento formativo, si sta traducendo anche in un aggravio di lavoro per gli operatori degli Ordini regionali, ai quali è stata scaricata dal nazionale l’incombenza di provvedere alla rimozione dalla “black list” dei giornalisti che, per ottenerla, devono presentare un’apposita istanza.
Per offire ai colleghi un aiuto nella richiesta di rimozione dalla “black list”, il nostro gruppo di “Giornalisti per la riforma della professione” ha predisposto un modello di istanza, che può essere scaricato attraverso un link presente in fondo a questo articolo, insieme alle relative istruzioni per la compilazione e l’invio al competente Ordine regionale.
Come abbiamo già scritto in un nostro precedente articolo, per come è stata concepita, la decisione del Consiglio nazionale dell’Ordine non tiene conto di una serie di valutazioni di buon senso: 1) la limitazione a tre delle prenotazioni agli eventi formativi già di per sé rappresenta un disincentivo alla “occupazione” di posti prenotati ai corsi ai danni di altri; 2) far scattare l’inserimento nella “black list” già alla prima assenza, e non dopo più di una (la ragionevolezza suggerirebbe almeno tre), fa cadere nella “rete” anche chi (e sono molti) ha avuto un imprevisto all’ultimo momento; 3) sarebbe utile prevedere una rimozione automatica dalla “black list” dopo un certo periodo di tempo di “purgatorio” nelle “liste d’attesa” nei corsi successivi, al fine di limitare la necessità dei colleghi di presentare l’istanza di rimozione quindi di intasare di richieste gli uffici competenti del proprio Ordine regionale, aggravandoli di un onere aggiuntivo; 4) prima di procedere all’inserimento nella “black list” sarebbe utile inviare un avviso: un “cartellino giallo” prima del “cartellino rosso” sarebbe una procedura ragionevole, possibile qualora la “black list” scattasse non subito, alla prima assenza.
Sono tutte riflessioni che auspichiamo il Consiglio nazionale dell’Ordine prenda in considerazione, rivedendo la propria decisione. Nell’attesa, come annunciato sopra, abbiamo predisposto un modulo-base per presentare al proprio Ordine regionale la richiesta di rimozione dalla “black list”.

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Il modulo per la richiesta di rimozione può essere scaricato (in versione Pdf o Word) a questi link:
modello-rimozione-blocco-blacklist-sigef (versione Pdf)
modello-rimozione-blocco-blacklist-sigef (versione Word)

I recapiti del proprio Ordine regionale (indirizzo, e-mail o Pec) a cui inviare l’istanza si possono trovare a questo link: http://www.odg.it/ordini_regionali

Formazione giornalisti: nella “black list” dell’Ordine finiscono anche i “neri per caso”

formazione-giornalisti-ridRisucchiati nel “buco nero”. E’quello che sta succedendo a numerosi giornalisti dopo la determinazione del Consiglio nazionale dell’Ordine, che ha deciso l’iscrizione in una “black list” di tutti coloro che, pur avendo prenotato la propria partecipazione ad uno dei corsi della Formazione professionale continua pubblicati sulla piattaforma Sigef, sono poi risultati assenti all’evento. Ma nella “lista nera” sono finiti anche coloro che, per situazioni non dipendenti dalla loro volontà, non hanno avuto la possibilità di cancellare la propria prenotazione, così come previsto dalle nuove disposizioni dell’Ordine nazionale, entro le ore 24 del giorno precedente l’evento.
La casistica dei “neri per caso” è la più varia: si va da chi non ha potuto raggiungere il luogo dell’evento a causa di uno sciopero dei mezzi di trasporto pubblico a chi ha dovuto prendersi cura del proprio figlio, ammalatosi proprio il giorno del corso, a chi per una errata interpretazione di una comunicazione automatica proveniente dalla stessa piattaforma Sigef ha ritenuto annullato un evento.
L’inserimento nella “black list” comporta l’iscrizione in lista di attesa negli eventi successivi ai quali ci si prenota. Questo vuol dire che, in conseguenza anche di una sola assenza per cause di forza maggiore, si finisce a tempo indeterminato nel “buco nero” di chi, pur prenotandosi per tempo, non ha la certezza di partecipare ad un evento perché, essendo in lista di attesa, potrà parteciparvi solo qualora, al momento della partenza del corso, non siano esauriti tutti i posti previsti per i partecipanti.
Come si può essere cancellati dalla “black list”? Solo per iniziativa dell’operatore dell’Ordine regionale di appartenenza del giornalista finito nel “buco nero”, al quale questi dovrà inviare un’apposita istanza (per la quale il nostro gruppo di “Giornalisti per la riforma della professione” e quello di “Giornalisti 2.0” sono a disposizione dei colleghi, che possono rivolgersi a noi all’indirizzo e-mail info@riformagiornalisti.it). Facile prevedere che i malcapitati operatori degli Ordini regionali verranno sommersi da istanze di cancellazione, con aggravio di lavoro e di responsabilità.
Si può evitare o quantomeno limitare tutto questo, che finisce per diventare un ulteriore disagio per molti che cercano di assolvere all’obbligo deontologico e di legge della formazione professionale continua? Il buon senso suggerisce di sì. Basterebbe prevedere che l’iscrizione nella “black list” non avvenga alla prima assenza, ma quando le mancate partecipazioni siano più di una. E anche prevedendo che la cancellazione dalla “black list” avvenga automaticamente dopo un certo periodo di tempo (un mese, sei mesi, un anno?) senza la necessità di dover rivolgere un’istanza al proprio Ordine regionale e, di conseguenza, gravarlo di un ulteriore impegno. Senza considerare che già ora è possibile prenotarsi solo a non più di tre eventi contemporaneamente: una disposizione che già rappresenta una limitazione a possibili “abusi” ai danni degli altri colleghi che hanno interesse a partecipare agli eventi.
E’ auspicabile che il buon senso venga tradotto in un provvedimento formale da parte del Consiglio nazionale dell’Ordine che corregga la rotta verso il “buco nero”.

Fnsi: «Ministro Orlando, bene su precariato giornalisti, ma il governo risponda con riforme»

Il ministro Orlando: «Il precariato dei giornalisti è un problema per la democrazia»

Lorusso: «Il governo può dare prime risposte ai colleghi con i decreti della riforma editoria»

andrea-orlando-ridIl ministro Andrea Orlando (nella foto), ospite di Tiziana Panella a Tagadà, su La7, si sofferma sulla condizione dei giovani avvocati e dei giovani giornalisti costretti a fare i conti con la crisi, di sistema e dei rispettivi settori. «Ci rendiamo conto che se gli avvocati diventano poveri chi tutela i diritti rischia di non riuscire più a farlo? Facciamo qualcosa. Io ho proposto una legge per l’equo compenso, per evitare che le grandi assicurazioni o le grandi banche strozzino dei ragazzi che si sono messi sul mercato e cercano di fare la professione. Ma non per tutelare solo loro, per tutelare anche quelli che loro devono tutelare».

E rivolgendosi alla giornalista che lo intervista, il ministro si cimenta in un altro esempio: «Nel suo lavoro, nella sua professione – osserva – si può andare avanti con dei ragazzi che guadagnano pochi euro per scrivere un pezzo? Quei ragazzi saranno in grado di raccontare in modo libero la realtà che hanno intorno? E questo non è un problema solo per loro, è un problema anche per chi legge e si deve formare un’opinione».

Una posizione che la Federazione nazionale della stampa italiana condivide in pieno e ha più volte fatto propria, anche ai tavoli istituzionali. «Il ministro Orlando centra il problema – rileva il segretario generale della Fnsi, Raffaele Lorusso – e rilancia una questione che può e deve essere affrontata in tempi rapidi. E l’occasione per dare una risposta ai lavoratori dell’informazione che non hanno diritti e rilanciare il mercato del lavoro giornalistico è rappresentata dai decreti attuativi della legge di riforma dell’editoria che il governo dovrà mettere a punto entro maggio».

Il ministro ha già convocato la Fnsi, martedì 7 marzo, per un tavolo sulle querele temerarie. «Si tratta – dice il presidente Giuseppe Giulietti – di un passaggio fondamentale che dovrà consentire di arrivare in tempi brevi alla messa a punto di una norma tesa a sanzionare tutti coloro che cercano di intimidire i giornalisti attraverso querele o richieste di risarcimento danni milionarie».

Già nei giorni scorsi la Fnsi ha sollecitato l’esecutivo affinché trovi il tempo di affrontare le questioni del precariato nel lavoro giornalistico. Del resto anche il ministro Orlando, nel corso dell’intervista, ha ricordato che se chi ha la responsabilità di guidare il Paese «non riesce a dare a pezzi di società una visione più serena del futuro, alla fine questi pezzi di società o saranno conquistati dal populismo o saranno conquistati dalla paura o altrimenti rischiano di andare in un mare di disperazione che spesso caratterizza la società italiana».

Fonte: comunicato della Fnsi

Firenze, “cercasi articolista anche non giornalista per pezzi firmati da altri”

editoria-ridIn un periodo in cui l’occupazione è drammaticamente in crisi e, in particolare, il settore giornalistico registra percentualmente la più elevata incidenza di espulsioni dal lavoro e di precariato - come dimostra, da ultimo, anche il recente rapporto “Giornalismo in Italia” di “Libertà di stampa diritto all’informazione” (Lsdi) - è anche possibile imbattersi, su uno dei siti Internet che ospitato annunci di impiego, in avvisi che suonano a metà tra l’inganno per giovani volenterosi aspiranti reporter e l’offesa per chi la professione cerca di farla con dignità e preparazione anche se sfruttato per pochi euro a pezzo. E’ questo il caso di un annuncio pubblicato (e poi rimosso dopo pochi giorni) sabato scorso da un utente privato su una delle piattaforme per la ricerca di lavoro, che riguarda Firenze ma è rivolto a persone interessate in tutto il Paese.
Il privato cerca un «articolista o giornalista» e specifica che l’obiettivo è «una collaborazione stabile e duratura», salvo subito dopo aggiungere che, contrariamente agli obblighi imposti dalla legge e dalle norme di lavoro in merito all’esercizio continuativo della professione giornalistica, «non è necessario essere iscritti all’albo».
A chi sarà prescelto, viene chiesto di «redarre» - con un termine linguisticamente scorretto, che fa legittimamente supporre quale possa essere il livello dell’impresa editrice - «articoli brevi di tematiche sociali che verranno affidate [anche qui la concordanza del genere lascia grammaticalmente a desiderare] di volta in volta». Ma chi pensa che possa essere un’occasione per far valere le proprie doti di elaborazione e di critica sarà immediatamente deluso dall’affermazione successiva: si spiega, infatti, che il lavoro dovrà essere fatto «prendendo spunto da altri articoli riguardanti la stessa notizia». Cioè, si tratta di copiare e/o fare il riassunto del lavoro di giornalisti “veri”.
La perla è però nel paragrafo successivo dell’annuncio. Viene infatti spiegato che, bontà del misterioso privato estensore dell’offerta di “lavoro”, la retribuzione sarà «da 2 a 5€ a pezzo»: la differenza tra il minimo e il massimo non è dato di sapere con quali criteri e a discrezione di chi verrà decisa. Quello che è certo, è che il livello retributivo si allinea sulle “quotazioni di mercato” sempre più diffuse tra gli editori. Il perché di questo livello viene prontamente e acutamente spiegato dal privato subito dopo: «ogni articolo non richiede più di 15 minuti di tempo». Abbiamo scoperto una nuova figura: il giornalista a cronometro. E poco importa delle ricerche, delle verifiche delle fonti, delle elaborazioni critiche, degli approfondimenti.
Però, stiano sicuri gli aspiranti: «La paga, via Paypal, avverrà puntuale dopo ogni articolo!». Le questioni fiscali e previdenziali, ai tempi della moneta elettronica, sono ovviamente un dettaglio irrilevante.
Ma attenzione! Anzi: «ATTENZIONE», scritto a caratteri cubitali. Il vivace privato avverte: «è richiesto un ghostwriter, ovvero gli articoli NON porteranno la firma dell’articolista bensì quella di un altro giornalista». Responsabilità personale? Rispetto del lettore? Etica? Deontologia? Testo Unico della deontologia del giornalista? Dettagli insignificanti! Sarebbe molto interessante sapere quale iscritto ad un Ordine professionale, che svolge un’attività lavorativa regolamentata dalla legge perché di interesse costituzionale, apporrà la sua firma ad opere non sue, ottenute con le condizioni sopra descritte.
Ma chi pensasse di averne viste già troppe, non si illuda: nell’annuncio ci sono anche «requisiti obbligatori» e altro ritenuto «indispensabile». Tra i primi: «affidabilità, reperibilità (comunicazione diretta e immediata), velocità della redazione dell’articolo, creatività ed ottima padronanza della lingua». Ed è indispensabile, «dopo il contatto preliminare, inviare il portfolio con altri articoli iscritti (sic!). Daremo poi precedenza a chi allega un curriculum soddisfacente».
Come “Giornalisti per la riforma della professione - Gruppo Giorgio Bonelli”, oltre a denunciare pubblicamente questo fatto, ci faremo immediatamente promotori, per le iniziative che per loro competenza intenderanno intraprendere, di una segnalazione agli organi della professione incaricati di vigilare sulla corretta applicazione delle norme professionali e del lavoro.

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