Formazione giornalisti: nella rete della “black list” dell’Ordine nazionale, come chiedere la rimozione

formazione1Come era facile prevedere e come il buon senso avrebbe suggerito di temere, la rete della “black list” decisa dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, nella quale vanno a finire tutti coloro che risultano assenti anche solo a un evento formativo al quale si erano prenotati, sta facendo parecchie vittime. E la cosa, oltre che ad arrecare parecchio disagio ai colleghi che occasionalmente e per motivi indipendenti dalla loro volontà saltano anche un solo appuntamento formativo, si sta traducendo anche in un aggravio di lavoro per gli operatori degli Ordini regionali, ai quali è stata scaricata dal nazionale l’incombenza di provvedere alla rimozione dalla “black list” dei giornalisti che, per ottenerla, devono presentare un’apposita istanza.
Per offire ai colleghi un aiuto nella richiesta di rimozione dalla “black list”, il nostro gruppo di “Giornalisti per la riforma della professione” ha predisposto un modello di istanza, che può essere scaricato attraverso un link presente in fondo a questo articolo, insieme alle relative istruzioni per la compilazione e l’invio al competente Ordine regionale.
Come abbiamo già scritto in un nostro precedente articolo, per come è stata concepita, la decisione del Consiglio nazionale dell’Ordine non tiene conto di una serie di valutazioni di buon senso: 1) la limitazione a tre delle prenotazioni agli eventi formativi già di per sé rappresenta un disincentivo alla “occupazione” di posti prenotati ai corsi ai danni di altri; 2) far scattare l’inserimento nella “black list” già alla prima assenza, e non dopo più di una (la ragionevolezza suggerirebbe almeno tre), fa cadere nella “rete” anche chi (e sono molti) ha avuto un imprevisto all’ultimo momento; 3) sarebbe utile prevedere una rimozione automatica dalla “black list” dopo un certo periodo di tempo di “purgatorio” nelle “liste d’attesa” nei corsi successivi, al fine di limitare la necessità dei colleghi di presentare l’istanza di rimozione quindi di intasare di richieste gli uffici competenti del proprio Ordine regionale, aggravandoli di un onere aggiuntivo; 4) prima di procedere all’inserimento nella “black list” sarebbe utile inviare un avviso: un “cartellino giallo” prima del “cartellino rosso” sarebbe una procedura ragionevole, possibile qualora la “black list” scattasse non subito, alla prima assenza.
Sono tutte riflessioni che auspichiamo il Consiglio nazionale dell’Ordine prenda in considerazione, rivedendo la propria decisione. Nell’attesa, come annunciato sopra, abbiamo predisposto un modulo-base per presentare al proprio Ordine regionale la richiesta di rimozione dalla “black list”.

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Il modulo per la richiesta di rimozione può essere scaricato (in versione Pdf o Word) a questi link:
modello-rimozione-blocco-blacklist-sigef (versione Pdf)
modello-rimozione-blocco-blacklist-sigef (versione Word)

I recapiti del proprio Ordine regionale (indirizzo, e-mail o Pec) a cui inviare l’istanza si possono trovare a questo link: http://www.odg.it/ordini_regionali

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