Decreto dignità; Fnsi: «Niente contro precariato giornalistico, auspichiamo emendamenti»

Secondo la Costituzione della Repubblica, la sovranità appartiene al popolo. Ma un popolo che viene informato solo dalla propaganda politica, che deve districarsi fra le fake news, che non ha operatori professionali dell’informazione liberi i quali, vincolati dal controllo deontologico imposto dalle regole della professione giornalistica, possano fornirgli elementi di confronto per riflettere su ciò che succede e decodificare fatti e circostanze con coscienza critica, può dirsi veramente sovrano? Sicuramente no.
Questo è un tema che, evidentemente, appare estraneo al mondo politico, impegnato più a sfruttare web e canali radiotelevisivi, al di fuori delle garanzie deontologiche delle testate e delle trasmissioni giornalistiche, per far giungere direttamente messaggi propagandistici ai cittadini piuttosto che a tutelarne il diritto costituzionale a un’informazione completa e corretta. Diritto che può essere esercitato se, al contrario di quanto succede oggi per la gran parte dei giornalisti italiani, chi opera professionalmente nel settore dell’informazione non è sottoposto al ricatto di un lavoro precario e sottopagato.
La Federazione nazionale della stampa, in un comunicato diffuso oggi, stigmatizza la mancanza di norme, all’interno del cosiddetto Decreto dignità del governo, a tutela del precariato nel settore giornalistico e auspica che il parlamento, in sede di conversione in legge, approvi emendamenti che correggano tale grave assenza.
«La lotta al precariato -  affermano nella nota Raffaele Lorusso e Giuseppe Giulietti, segretario generale e presidente della Fnsi - e a tutte le forme legalizzate di finta flessibilità è sacrosanta. Desta però stupore l’assenza, nel cosiddetto “decreto dignità” approvato dal governo, di quegli interventi necessari per contrastare il precariato e il lavoro irregolare nel settore giornalistico, dove si sono raggiunti livelli inaccettabili di sfruttamento. L’auspicio è che, in sede di conversione, si possa provvedere alla dimenticanza con opportuni emendamenti. In caso contrario, passerebbe un messaggio pericoloso, ossia che non tutti i precari sono uguali e che, evidentemente, esistono precari di sere A e precari di serie B».

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Qui il testo completo del Decreto dignità

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